
Un incendio di una friggitrice in una cucina professionale non si combatte come un inizio di fiamme su un armadio elettrico. Usare l’estintore sbagliato può aggravare la situazione, fino a provocare un’esplosione. Le classi di incendio esistono proprio per evitare questo errore: categorizzano gli incendi in base al combustibile coinvolto e orientano la scelta del mezzo di estinzione adatto.
Quando coesistono più rischi: ragionare per locale, non per pittogramma
Hai mai osservato da vicino un laboratorio o un locale tecnico? Spesso ci si trova legno accatastato contro un muro, un quadro elettrico a due metri, bidoni di solvente su uno scaffale e a volte batterie al litio in carica. Ogni elemento appartiene a una classe di incendio diversa.
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Il riflesso classico consiste nel leggere il pittogramma attaccato all’estintore più vicino. In un ambiente semplice (un ufficio con carta e mobili), questo è sufficiente. Ma in un locale dove coesistono più combustibili su pochi metri quadrati, un solo pittogramma non copre tutti gli scenari.
La buona prassi è mappare i rischi concreti del locale prima di scegliere l’attrezzatura. Comprendere le diverse classi di incendio permette proprio di ragionare per zona di rischio piuttosto che per apparecchio unico. Un estintore a polvere ABC copre tre classi, ma non tratta né i metalli né i grassi da cucina. Un estintore CO2 protegge contro gli incendi elettrici e alcuni liquidi, ma rimane inefficace su legno in combustione profonda.
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La logica attuale in sicurezza antincendio si orienta verso un analisi per rischio concreto piuttosto che per sola lettera di classe. È un cambiamento di metodo che i contenuti per il grande pubblico affrontano raramente.

Classi di incendio A, B, C: le tre situazioni più frequenti
La classe A raggruppa gli incendi di materiali solidi che formano braci: legno, carta, cartone, tessuto, alcuni plastici. Questi sono gli incendi più comuni nelle abitazioni e negli uffici. L’estinzione si basa sul raffreddamento del materiale. Un estintore a acqua nebulizzata è adatto a questo tipo di incendio.
La classe B riguarda i liquidi infiammabili e i solidi che si fondono sotto l’effetto del calore: benzina, solventi, vernici, oli motore, alcuni plastici liquefacibili. L’acqua spruzzata può disperdere il liquido in fiamme e propagare l’incendio. Si utilizza piuttosto la schiuma o la polvere, che isolano il combustibile dall’ossigeno.
La classe C si riferisce agli incendi di gas: propano, butano, gas naturale, acetilene. La priorità prima di qualsiasi estinzione è di chiudere l’alimentazione di gas. Spegnere la fiamma senza chiudere la fuga crea un rischio di esplosione, poiché il gas continua ad accumularsi nello spazio senza un segnale visibile.
Scegliere un estintore quando A, B e C coesistono
In un garage o in un laboratorio, queste tre classi si sovrappongono spesso. L’estintore a polvere ABC rimane il più versatile per questo tipo di ambiente. La polvere agisce per inibizione chimica della combustione e copre le prime tre classi.
Il suo svantaggio: la polvere si diffonde ovunque, danneggia le attrezzature elettroniche e riduce fortemente la visibilità. In un locale informatico, un estintore CO2 protegge meglio il materiale trattando anche gli incendi di classe B.
Incendi di metalli e incendi di grassi: classi D e F, le trappole sconosciute
La classe D riguarda gli incendi di metalli combustibili: magnesio, sodio, alluminio in polvere, titanio. Questi incendi sono rari in ambito domestico ma frequenti in industria. L’acqua e la schiuma sono formalmente vietate su un incendio di classe D: il contatto tra acqua e alcuni metalli fusi provoca reazioni violente, talvolta esplosive. Solo agenti estinguenti specifici (polveri speciali a base di cloruro di sodio, ad esempio) sono adatti.
La classe F riguarda gli oli e i grassi da cucina, un rischio quotidiano nelle cucine professionali e domestiche. Un incendio di friggitrice raggiunge temperature molto elevate. Proiettare acqua su olio in combustione provoca un effetto di vaporizzazione istantanea che proietta gocce infuocate.
Gli estintori dedicati alla classe F utilizzano agenti chimici che formano uno strato di saponificazione sulla superficie dell’olio. Questo film interrompe l’apporto di ossigeno e abbassa la temperatura.

Batterie al litio e incendi elettrici: i rischi in aumento
Gli incendi di origine elettrica non formano una classe standardizzata nel senso europeo stretto, ma rappresentano una categoria operativa che ogni occupante deve conoscere. La prima azione è di staccare la corrente. Una volta interrotta l’alimentazione, il fuoco si tratta in base alla natura del materiale che brucia (plastica di un cavo = classe A, olio di un trasformatore = classe B).
Su un’attrezzatura sotto tensione che non può essere isolata, il CO2 rimane l’agente di estinzione più sicuro poiché non è conduttore. La polvere funziona anche, ma i suoi residui corrosivi danneggiano i circuiti.
Il caso specifico delle batterie al litio
Le batterie agli ioni di litio pongono un problema distinto. Il loro surriscaldamento può provocare riaccensioni di fuoco diverse ore dopo una prima estinzione. La normativa recente impone misure specifiche per i siti di stoccaggio e di smistamento dei rifiuti contenenti batterie al litio.
In pratica, questi incendi combinano un rischio chimico (emissione di gas tossici), un rischio elettrico (tensione residua) e un rischio di riaccensione. Gli estintori classici non sono sempre sufficienti. Alcuni produttori sviluppano agenti a base di acqua arricchita specificamente formulati per il litio.
Identificare la classe di incendio in situazione reale: un metodo semplice
Di fronte a un inizio di incendio, la domanda da porsi non è “quale lettera?” ma “cosa sta bruciando?”. Ecco una griglia di lettura rapida:
- Si formano braci e il materiale rimane solido (legno, carta, tessuto): classe A, estinzione per raffreddamento con acqua
- Un liquido prende fuoco o un solido fonde bruciando (benzina, solvente, grasso industriale): classe B, soffocamento con schiuma o polvere
- Una fiamma blu esce da una condotta o da un apparecchio a gas: classe C, chiudere l’alimentazione prima di qualsiasi intervento
- Un metallo emette una luce bianca intensa e proiezioni: classe D, non usare acqua, allertare i soccorsi
- Olio da cucina prende fuoco in un recipiente: classe F, coprire o utilizzare un estintore dedicato, mai acqua
In un locale misto, l’analisi del rischio dominante guida la scelta. Un laboratorio di ristorazione con friggitrici e stoccaggio di cartoni richiede almeno un estintore di classe F vicino ai posti di cottura e un estintore ABC per il resto del locale.
La tendenza normativa spinge verso studi di ingegneria che valutano il rischio incendio sito per sito, con giustificativi da conservare nel registro di sicurezza. Identificare correttamente ciò che brucia rimane il gesto che condiziona tutto il resto: il giusto estintore, la giusta distanza, la giusta tecnica.